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Displasia dell’anca

Quando si parla di displasia dell’anca, si inquadra una deformità articolare che vede il suo principio nel periodo della vita intrauterina. Il quadro in questione prosegue la sua evoluzione nel corso degli anni, motivo per cui sarebbe più corretto utilizzare l’espressione “displasia evolutiva”.

La peculiarità principale di questa patologia è l’instabilità articolare, con la testa del femore che, quando si forza l’articolazione, entra ed esce dalla cavità acetabolare. Se non si interviene con i dovuti trattamenti è alto il rischio che la testa del femore risalga verso l’alto, comportando la creazione di un quadro di lussazione permanente.

I sintomi della displasia dell’anca variano sulla base dell’età:

  • Nel neonato, tra i principali segnali si ricordano le asimmetrie delle pieghe cutanee a livello della natica, ma anche l’accorciamento di una coscia e un’evidente limitazione dell’abduzione dell’anca, con il bambino che palesa difficoltà nell’allargare le gambe.
  • Nel bambino che è già in grado di camminare, la displasia si manifesta con la tendenza a zoppicare e a camminare sull’avampiede.

Per quanto riguarda il caso dei soggetti adulti, si può parlare dei seguenti quadri sintomatologici:

  • Anca lussata, con iperlordosi della colonna e ginocchio valgo.
  • Anca sublussata, situazione in cui il paziente rischia lo sviluppo di un’artrosi severa e di un conseguente accorciamento dell’arto.

Il trattamento della displasia dell’anca in età neonatale prevede il ricorso a dei divaricatori. Nel caso del paziente adulto, diventa impellente al prevenzione dell’evoluzione artrosica della patologia. Fondamentale a tal proposito è mantenere il peso forma.

Nei soggetti displasici adulti, si può procedere con la correzione chirurgica. Se non è presente degenerazione artrosica, si procede con un’osteotomia di riorientamento. Nel caso in cui i segni di degenerazione artrosica sono precoci l’intervento indicato è l’osteotomia di Chiari, che ha la finalità principale di aumentare la copertura della testa femorale.

Nelle situazioni in cui la degenerazione artrosica è fonte di un dolore fortemente impattante sulla vita quotidiana, si valuta l’impianto protesico.