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Lesione dei legamenti crociati

Aventi origine soprattutto traumatica – sono molto frequenti tra gli sportivi e tra i calciatori in particolare – le lesioni dei legamenti crociati riguardano:

  • Legamento crociato anteriore (LCA)
  • Legamento crociato posteriore (LCP)

Il legamento crociato anteriore è notevolmente più soggetto a traumi e rotture rispetto al crociato anteriore. Nei casi in cui la rottura di un crociato è associata a danni a legamenti collaterali e menischi, si può parlare di danno capsulo-menisco-legamentoso.

Dal punto di vista dei sintomi, la rottura del legamento crociato si manifesta con dolore, versamento di sangue e difficoltà nei movimenti. Se dopo 3 settimane il dolore si attenua, è molto probabile che il soggetto riesca a recuperare la sua funzione articolare. In tali frangenti permane comunque una sensazione di instabilità, che rende impossibile lo svolgimento di attività sportive che prevedono l’esecuzione di scatti.

Nei casi in cui non funzionano le terapie rigenerative – particolarmente indicato per le lesioni legamentose è il PRP (plasma ricco di piastrine) – si procede con la ricostruzione del legamento crociato in artroscopia. Nella maggior parte dei casi, l’intervento prevede un innesto tendineo e il ricorso al tendine rotuleo del paziente.

Dopo il suddetto intervento, il paziente può camminare fin da subito con appoggio di tutti e due i piedi a terra. Opportuno è tenere un carico parziale sull’arto interessato dall’operazione per i primi 10 giorni almeno. Fondamentale è specificare che, già dalla prima notte dopo l’intervento, si può dormire senza tutore.

La riabilitazione, che si può cominciare già una decina di giorni dopo l’intervento di ricostruzione del legamento crociato, è mirata soprattutto al controllo del versamento. A questa fase segue, dopo un paio di settimane circa, l’inizio di un percorso di rieducazione funzionale.